
Un'appassionata di cavalli dalla Norvegia

Randi l'ho conosciuta circa due anni fa, per caso, ad una cena organizzata dalla scuola di ballo di country. Ci siamo subito messe a chiacchierare e abbiamo scoperto di avere una passione in comune: i nostri amici cavalli.
Al tempo i cavalli li tenevo in maneggio a San Francesco mentre lei teneva la sua cavalla nel maneggio a due passi da casa mia, a Balangero. Così ho approfittato un paio di volte della sua guida e compagnia per esplorare le Valli di Lanzo, per le prime volte a cavallo quando venivo su da San Francesco; lei conosceva tutti i sentieri tra Lanzo, Coassolo e Balangero.
Da quando ho portato i cavalli a casa invece abbiamo iniziato a fare lunghe passeggiate ed escursioni, molto spesso con pranzo annesso. Parlando con lei mi sono accorta che ha una visione, un punto di vista differente sul benessere del cavallo e su come tenerlo. Ho voluto realizzare questa inter(puntodi)vista proprio perché ho ritenuto interessante svelare com'è considerato il benessere del cavallo in altri paesi fuori dall'Italia, in questo caso addirittura fuori dall'Europa. Ci siamo fatte una bella chiacchierata a casa sua, davanti ad una tazza di te e a qualche waffle norvegese (ottimi direi!).
Mi racconta che ad appena tre anni montava i purosangue di suo padre. Da loro era normale avere un cavallo nel prato, un po' come per noi è normale avere un cane. Ecco che qui sorge la percezione del cavallo come animale da compagnia oltre che da lavoro.
Randi ritiene che la sua infanzia sia ricca di segni che già la predestinavano a scegliere proprio l'Italia per la sua futura permanenza. Per esempio racconta che suo padre chiamava tutti i cavalli con nomi italiani (nonostante non avessero alcun tipo di legame con il nostro Paese) come per esempio: Amarosa, Siracusa e Scherlokiana. Quando nacque la puledra di Scherlokiana lei, non conoscendo nomi italiani, la chiamò Isabella (un altro segno! ).
Mi parla molto di suo padre. Quello che cerca di far affiorare più di tutto è proprio il suo saggio esempio; sembra che lui sia stato per lei un vero maestro nel mondo dei cavalli e le ha trasmesso oltre che questa passione anche una meravigliosa filosofia da seguire. Racconta che suo padre lavorò in un ranch in Canada e mi spiega che spesso le persone tendono ad identificare i cowboy gente rude e anche violenta con i cavalli mentre invece non è affatto così.
Nonostante, per diverse motivazioni Randi tiene la sua cavalla Soraya in maneggio, è fermamente convinta che chi vive con cavalli a casa riesce a legarsi in modo più profondo con loro, vista la sua esperienza diretta.

Parlando del paese in cui è nata e cresciuta, la Norvegia, mi spiega che è naturale tenere i cavalli liberi al pascolo, tutti insieme, per far sì che socializzino. Non è immaginabile chiudere un cavallo in un box ed al riguardo vi è una specifica legge di tutela per cui il cavallo deve avere obbligatoriamente due ore al giorno di paddock. Mi racconta anche che i suoi vicini di casa avevano un allevamento di trotter da competizione e liberavano addirittura gli stalloni, cosa che qui è praticamente inconcepibile. In Italia lei è rimasta stupita dalla paura collettiva per cui se si liberano dei cavalli in uno stesso recinto sicuramente si possono fare male, rompersi le gambe o prendersi a morsi.

La Norvegia è molto influenzata dalla monta inglese tradizionale, ma mi racconta che nonostante questo il Natural Horsemanship è alla base del rapporto con il cavallo, in qualsiasi disciplina. E' approdato in Norvegia quando Randi era molto giovane per cui in questi anni si è diffuso ed ha delle basi molto più solide rispetto all'Italia, in cui ha radici, per così dire, più "giovani". Parlando invece di Barefoot, dice che come in Italia anche in Norvegia chi usa questa filosofia è considerato alternativo nel mondo dell'equitazione. Vanno ancora per la maggiore le ferrature.
Nel 2000, Randi decide di partire e lasciare il suo bel paese per andare in Australia a studiare arte grafica e comunicazione. Ovviamente non poteva soggiornare lì senza continuare a coltivare la sua passione, per cui si è fatta anche in questo paese un bagaglio di cultura equestre.
Racconta che in Australia ci sono spazi immensi, con terreni variegati: terra, rocce e distese erbose. Vi sono inoltre dei cavalli selvaggi, simili ai mustang americani, detti Brumby, ma purtroppo non è mai riuscita a vederli. In questo paradiso la mentalità dei cowboy australiani è tutta al naturale. I cavalli vengono liberati in immensi paddock indistintamente dal sesso, perché formino branchi e quindi riescono automaticamente e naturalmente a socializzare. Il Barefoot è ovviamente molto gettonato in quanto, in questo caso, sarebbe scomodo il contrario.
Randi ha una realtà divertente da raccontarmi per quanto riguarda la sua esperienza equestre in Australia e lo fa ridendo quasi a crepapelle. Come ho detto prima, nel ranch, tutti i cavalli venivano liberati insieme quindi per logica si formavano dei branchi; la piccola sfortuna di Randi fu che il cavallo che montava faceva parte del branco cosiddetto "debole" per cui ogni volta che voleva montare doveva intrufolarsi nel recinto di soppiatto per sfuggire al branco di "bulli", correre a prender il suo cavallo e uscire da un cancello secondario. Detto questo, per quanto possa sembrare che ci sia un'influenza tutta americana, in realtà ciò che stupisce è la grande influenza dell'equitazione inglese.
Questa ragazza biondissima, solare e con un vocabolario italiano completamente assente, approda, dopo due anni, anche in Italia e conoscendo l'amore della sua vita, Luca (suo marito), decide di rimanerci. Dapprima abitavano a Rivoli, per cui non poteva che approdare anche nel maneggio di questa città! Cosicché, prima a Rivoli e poi nelle Valli e nel Canavese, si crea il suo piccolo mondo equestre anche qui.

Diciamo che in Piemonte si trova davanti a un immenso disastro. Un modo molto diverso di tenere i cavalli rispetto alla Norvegia, ma soprattutto all'Australia. Dopo immensi terreni e cavalli liberi ovunque si trova di fronte a cavalli sempre chiusi in box, carenti di socializzazione con i propri simili. Quando mi racconta questo, vedo nei suoi occhi il dispiacere reale che prova e la pena che sorge nel suo cuore. Continua così a ribadirmi le "paure italiane" riguardanti la vita naturale del cavallo, che stenta ad esistere. Prova rabbia nel fatto che in Italia non esistano leggi che tutelano il benessere animale. Cambiando discorso per un secondo, mi accenna addirittura che i norvegesi non mangiano carne proveniente dall'Europa perché sono consapevoli e contrari ai nostri allevamenti intensivi.

Passato questo momento di sconforto, che fa tra l'altro riflettere molto sul come siamo visti da altri paesi, si è nuovamente confortata dicendomi che il Piemonte ma soprattutto le nostre Valli l'hanno portata a trovare un nuovo modo di gioire dell'equitazione. Qui da noi, può esserci un perfetto connubio tra equitazione e gastronomia: collegare le passeggiate o i trekking a piacevoli pranzi in trattorie tipiche e agriturismi, quindi cibi genuini e apprezzati.
Oltre questo, vedere i cavalli chiusi in box e spesso abbandonati nei maneggi dagli stessi padroni con tutte le conseguenze che ne derivano, l'ha portata a cercare di tenere la sua cavalla nel modo più naturale possibile.
Tutte queste esperienze in diversi paesi, con differenti metodi, le hanno dato la possibilità di trovare il suo personale modo per comunicare con questi animali. Solo attingendo a tutti i metodi che ha visto e sperimentato può ottenere un rapporto ottimale con il suo cavallo. Nonostante le sue varie conoscenze in questo mondo ampio e diversificato è comunque sempre alla ricerca di nuovi modi per risolvere eventuali problematiche, ma predilige assolutamente le dritte di un istruttore Parelli, sostenendo che i metodi che hanno di base il linguaggio naturale del cavallo sono i migliori.

Randi è consapevole che cavallo e cavaliere hanno un legame emozionale e per questo cerca sempre di migliorare se stessa. Pensa che sia l'essere umano che debba prestarsi alla conoscenza del linguaggio del cavallo, delle sue paure, ecc. e solo lavorando su se stessi si può arrivare ad avere un legame unico con loro.

Grazie Randi!

